Storia della Medicina del Lavoro

A cura del prof. Antonio Bergamaschi

Bernardino Ramazzini è unanimemente considerato il “padre della medicina del lavoro”.

Il suo trattato “De Morbis Artificum Diatriba”, edito nel 1700, viene universalmente riconosciuto come la prima opera scientifica che abbia affrontato sistematicamente il tema delle malattie derivate e correlate alle attività lavorative.

“Che lavoro fai?” è la domanda aggiunta da Ramazzini a completare la sequenza di informazioni anamnestiche, che sottintende un importante ed innovativo contenuto sociale.

In precedenza dettami analoghi potevano essere ritrovati in alcune osservazioni ed intuizioni di Ippocrate, di Georg Agricola, Paracelso: tutti assertori del rapporto virtuoso fra salute e buona qualità dell’ambiente (di vita e di lavoro).

Il sec. XVIII vede l’arrivo della cosiddetta “rivoluzione industriale”, che segnò una svolta radicale dell’organizzazione economica e sociale posta a fondamento del lavoro.

Sir Percival Pott, Samuel-Auguste Tissot, Baron Antoine Portal, William Buchan ripresero le annotazioni ramazziniane, con riferimenti sempre stringenti e coerenti con le modifiche in atto nel mondo del lavoro (in relazione alle società europee), caratterizzate dalle grandi rivoluzioni settecentesche (agricola, demografica, industriale, politica).

Nel nostro Paese le prime importanti fonti per lo studio della salute dei lavoratori derivarono dai Congressi Nazionali ed Internazionali, che si svolsero nel 1906-1907 a Milano e Palermo.

Furono trattati temi riguardanti le principali malattie professionali e contesti lavorativi particolarmente rischiosi. Fra le prime: tbc, malattie infettive (morbillo, anchilostomiasi, carbonchio); malattie dell’udito; intossicazioni da piombo, mercurio, fosforo, solventi.

I contesti lavorativi dove furono condotte esperienze di valutazione del rischio riguardarono miniere, solfatare, risaie, industria dei fiammiferi, lavoro nei cassoni, lavorazione del tabacco, grandi lavori di traforo.

È interessante notare come all’epoca venissero anche affrontate tematiche di grande rilevanza sociale relativa al lavoro: il lavoro delle donne e dei minori, il lavoro notturno, l’alcoolismo, la malnutrizione dei lavoratori, sindromi da sovraccarico fisico e psichico.

Via via si provvide a pianificare e porre in opera misure di prevenzione ed azioni mediche per ridurre gli infortuni del lavoro, fino alla redazione di un sistema assicurativo, che introdotto con la costituzione del 1884 dalla “Cassa Nazionale di Assicurazione per gli Infortuni degli Operai sul Lavoro”, perfezionata con la legislazione emanata nel 1898, portò nel 1933 all’avvento dell’INAIL, quale unico Ente con cui stipulare l’assicurazione contro gli infortuni industriali.

Dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto negli anni contrassegnati nel nostro paese dalla ripresa economica, ci furono importanti iniziative, commisurate all’estensione dei problemi nuovi, che si ponevano alla medicina del lavoro in quegli anni.

Ci furono negli anni 1955-56 e 1970 fondamentali interventi legislativi per la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori, che nei successivi D.Lgs. 626/94 e 81/2008, trovarono piena e più efficace applicazione.

La storia e le esperienze recenti sembrano voler riprendere e riconfluire nelle intuizioni ramazziniane: ambiente sano, abitudini di vita salubri, condotta di vita morigerata e temperanza alimentare, dettami di Sanità Pubblica che improntano e correlano la prevenzione occupazionale.

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